ACE e obesità nei bambini

Umberto Nizzoli

Non molto tempo addietro uno dei “soliti” manifesti visionari prodotti dalla OMS aveva pensato di riuscire in un pochi anni di debellare il fenomeno.

Prima di entrare però nel merito ci tengo a dire che i manifesti “visionari” dell’OMS sono benvenuti. Sebbene non riescano a trovare pratica applicazione, segnalano però la gravità dei fenomeni di cui prendere almeno coscienza. E’ così anche rispetto ai temi dell’abuso e del maltrattamento all’infanzia.

L’OMS lanciò, assieme al CDC, la straordinaria istituzione dedita all’epidemiologia, come si vede non solo l’OMS produce grandi progetti “visionari”, diedero vita al progetto INSPIRE con lo scopo di sradicare l’abuso ai minori dalle storie della umanità. Il documento si apriva chiedendosi, chiunque sapesse come evitare un fenomeno che lo affligge non eviterebbe certo di metterlo

in opere. E portava esempi di varie malattie in cui un farmaco o un vaccino risolverebbe la situazione. Continuava dicendo

, l’abuso ai minori è la causa principale di formazione delle malattie mentali, smettere di farlo non costa niente, diversamente da quel che sarebbe per una medicina. Ebbene, è così chiaro e semplice, smettiamo di abusarli e ridurremo le malattie mentali come in nessun altro modo potremmo. Chiaro e ingenuo.

Come le cose stiano andando ce lo segnalano anche le cronache. L’abuso e il maltrattamento ai minori non conosce tregua, anzi, in un mondo polarizzato e belligerante, aumenta. Non solo perché le guerre non risparmiano i bambini, ma anche perché la violenza è diventata un metodo di relazione più in voga nelle strade e nelle piazze come nelle famiglie.

Non a caso la letteratura scientifica che si occupa dei fenomeni avversi all’infanzia conosce da due decenni a questa parte una crescente attenzione.

Le esperienze infantili avverse (ACE) sono eventi potenzialmente traumatici che si verificano prima dei 18 anni, tra cui maltrattamenti e disfunzioni familiari come l'esposizione alla violenza, la separazione dei genitori, la morte di un genitore, malattie mentali e l'uso di sostanze stupefacenti in famiglia.

Le esperienze infantili avverse sono riconosciute come fattori di rischio per esiti negativi in ​​termini di salute fisica a causa di qualsiasi apparato organico. Non più solo i disturbi emotivi e mentali, ma il diabete, i disturbi cardiaci e circolatori, i tumori, le malattie endocrino-metaboliche . Nessun funzionamento organico è risparmiato.

Molto interesse ha anche la ricerca su sovrappeso e obesità infantile.

L'obesità infantile è una crisi di salute pubblica urgente praticamente in tutto il mondo.

L'obesità nei bambini è definita come un indice di massa corporea (IMC) pari o superiore al 95° percentile per i bambini della stessa età e sesso, mentre il sovrappeso è definito come un IMC pari o superiore all'85° percentile ma inferiore al 95° percentile. Le conseguenze dell'obesità infantile vanno ben oltre la salute fisica, influenzando il rendimento scolastico e lo sviluppo socio-emotivo del bambino. L'obesità è anche collegata a stigmatizzazione, bassa autostima, scarsa immagine di sé, vittimizzazione da parte dei coetanei, insoddisfazione per il proprio corpo e aumento dei comportamenti autolesivi e suicidari.

Come spesso accade per cui piove sul bagnato, la ricerca evidenzia che il fenomeno tra i bambini delle fasce più vulnerabili e gli immigrati è anche maggiore di quanto già non sia tra i bambini coccolati a cibi gustosi e palatabili fatti con ingredienti processati.

Sono molto interessanti i dati che escono dalla National Survey of Children’s Health (NSCH) del 2023 (1).

Si studiò un vasto campione rappresentativo della popolazione generale. Mentre circa il 31,8% dei bambini era in sovrappeso, il 9,2% aveva sperimentato due o più ACE.

Questi fattori sono associati a una maggiore probabilità di essere in sovrappeso o obeso. I bambini esposti a due esperienze avverse infantili (ACE) presentano una probabilità del 50% maggiore di essere in sovrappeso o obesi.

I risultati evidenziano la necessità di affrontare i determinanti sociali a monte.

Non basta cioè una buona educazione alimentare o un controllo nutrizionale, come non bastano nemmeno le cure psicologiche. Se non si rimuovono i fattori favorenti (li ridico per ricordarci cosa dovremmo contrastare: l’abuso e i maltrattamenti, la violenza domestica, la belligerante separazione dei genitori, le malattie mentali e l'uso di sostanze stupefacenti in famiglia) la possibilità di fare una prevenzione dell’obesità infantile efficace sono molto scarse. Ma è realistico immaginare che questo possa avvenire? Direi di no. Non rimane allora da fare che una seria prevenzione basata sulla presa di coscienza e il cambiamento dello stile di vita. Se sarà efficace, il divario fra i gruppi di popolazione aumenterà; chi non è esposto a ACE migliorerà la propria vita, gli altri no.  Sarebbe meglio agire sui due fronti: una buona prevenzione dell’obesità infantile e un forte contrasto alle determinanti sociale di salute e agli ACE. Capite che non è una questione solo tecnica. E’ lotta alle povertà di questo mondo martoriato.

  • Salama, A. (2023). Childhood Obesity: A Public Health Crisis. National Journal of Community Medicine, 14(07), 461–467

(citazioe: umbertonizzoli.it)

nizzoli foto 3Umberto Nizzoli è Psicologo clinico e specialista in Psicoterapia. Già direttore Dipartimento aziendale salute mentale e dipendenze patologiche, Azienda Sanitaria di Reggio Emilia. Ha insegnato nelle università di Modena (Psichiatria e Neuropsichiatria Infantile), Padova (Psicologia), Bologna, (Scienze dell'Educazione). Ha diretto i Master sui Dca Regione Emilia-Romagna e Unitelma Sapienza. E' stato presidente europeo di
ERIT, Federazione europea operatori tossicodipendenze, e di AED, Academy for Eating Disorders, e presidente Sisdca, società italiana per lo studio dei Dca. Attualmente insegna Psicobiologia del comportamento umano alla Università Salesiana-IPU. E' presidente Aepea-sezione Italia (società di Psicopatologia dell’infanzia e dell’adolescenza). E' iscritto all'Ordine degli Psicologi dell'Emilia-Romagna, N. 0560