L’inserimento scolastico dei bambini con disabilità. L’avvio di quella esperienza accadde a Reggio Emilia.
Erano anni di grandi trasformazioni
sociali.
In quel periodo, che può essere definito il ‘68 italiano sorto dopo, il Sessantotto francese, ma che in relazione alla breve durata di quello, si è trascinato nel corso del decennio successivo, introducendo delle radicali trasformazioni nel costume, nelle leggi, negli organizzazioni sociali, è avvenuta una innovazione che mi ha visto tra i protagonisti; anzi, sotto il profilo gestionale, il protagonista principale. (approfondirò altrove: 1, il contesto storico-poltico e 2, la relazione fra scienza e condizioni storico-sociali, scienza e storia e/o organizzazione dei servizi, cioè uso della scienza, e condizioni politiche).
E’ in quel contesto di grande trasformazione e di grande partecipazione che il Comune di Reggio Emilia attiva un meccanismo di partecipazione nel territorio dei cittadini al progetto di salute pubblica. La salute è un bene individuale e, ancor più e prima, collettivo e va protetto con la mobilitazione e la partecipazione sociale.
Nascono così nei quartieri della città degli organismi, i comitati di gestione sociale, che, con una attività frenetica in cui praticamente tutte le sere si riunivano convocando esperti locali e nazionale, medici e dirigenti sanitari, discutono i temi che interessavano alla collettività (approfondire ruolo e e storia dei comitati sociali di quartiere).
La società ribolliva anche fuori e attorno al Comune e esprimeva in vari modi il bisogno di riconoscere i diritti dei "diversi" e di lottare contro le istituzioni segreganti. La storia che sto riferendo è sostanzialmente la mia che però va letta dentro a un movimento largo e plurale che le ha permesso di esprimersi. Quindi questa è la storia di un movimento all'inetrno del quale ho avuto l'avventura di tradurre in pratica, di gestire organizzativamente, di trarre le conclusioni si può dire, di un ricco e variegato dibattito sui fondamenti del vivere civile esociale. Lungi da me far credere che quel che è accaduto sia un mio "prodotto"; anzi si può dire che io, la mia azione organizzativa, è il prodotto del movimento collettivo.
E’ all'interno di questo fermento che nasce la prima esperienza di inserimento nelle scuole normali di bambini con disabilità grave ricoverati presso l'ospedale psichiatrico San Lazzaro.
Ora il caso vuole che in quegli stessi frangenti mentre il Comune operava sotto la guida illuminata di un sindaco colto e intelligente come era Renzo Bonazzi, trascinato impetuosamente dall'entusiasmo e dal carisma di Livio Montanari, che mi capitò di fare questo tipo di esperienza. Che è probabilmente la prima accaduta in Italia.
Il caso volle che io avevo iniziato il lavoro presso il Centro medico psicopedagogico come giovane modesto, assistente deputato alla somministrazione di test e quindi alla collaborazione nella definizione delle diagnosi che poi portavano i bambini a essere selezionati e inviati verso le classi speciali o quelle differenziali o verso gli istituti professionali, ma non ha anche agli istituti specializzati per minorità e infine all'istituto psichiatrico.
Questa procedura selettiva era prevista dalla legge e applicata in tutto il paese.
Il Comune di Reggio Emilia volle interrompere radicalmente questo tipo di modello di lavoro, facendo un'operazione rivoluzionaria perchè era il contrario rispetto alle norme legislative vigenti: si assunse la responsabilità di non rispettare la legge dello stato che pagava per la selezione, e rifiutò quel tipo di finanziamento.
Intraprese poi nei mesi successivi una battaglia col Ministero della Istruzione per farsi pagare, anziché per l'esclusione, per l'inclusione scolastica, e sociale, dei bambini con disabilità.
Il caso volle che colui il quale dirigeva il Centro medico psicopedagogico, una persona di grande stimabilità e di grande cultura e di grossa forza personale, non condividesse per nulla questo tipo di conversione. Abbandonò il Centro medico psicopedagogico e si dedicò, da quel momento in maniera più intensiva alle scuole per l’infanzia dando vita a quella esperienza straordinaria che ha dato vita al sistema educativo “Reggio Children”. Questa persona era, Loris Malaguzzi, di cui praticamente sono stato uno dei primi, se non il primo, adepto (mi aveva selezionato anni addietro per una summer school, diremmo oggi, in Unione Sovietica). Forse di questa storia scriverò in altra occasione; qui rimaniamo centrati sull’inizio delle attività territoriali che daranno vita al sistema dei servizi che negli anni si è sviluppato. (la storia dei servizi territoriali per l’infanzia e per i giovani)
Loris Malaguzzi non accettò quella svolta, disdegnò questo nuovo tipo di orientamento, e praticamente ci abbandonò.
A quel punto avremmo potuto scioglierci. Eravamo un manipolo, piccolissimo.
Oltretutto il neuropsichiatra infantile che faceva da direttore sanitario del Centro medico psicopedagogico, il dr. Iannuccelli, era deceduto in quelle settimane in un incidente stradale durante un viaggio all'estero.
Eravamo alla fine della estate del 1970. Per essere esatti la partenza dell’azione accade ai primi di ottobre del ’70.
A quel punto, nacque l'esigenza di dare vita all'esperienza pensata innanzitutto da Livio Montanari. L'Amministrazione comunale, fidandosi di noi, piccolo manipolo di persone tra cui ricordo in particolare Giuseppe Azzali oltre a Nelda Terzi e per poco tempo a Claudia e a Lina Griminelli, dando a me il compito di coordinare questo manipolo, iniziò l'inserimento scolastico dei primi bambini con disabilità grave.
Oggi ovunque si opera l’inserimento nelle scuole comuni. Nessuno penserebbe di togliere a questi bambini il diritto e l’opportunità di stare in mezzo ai coetanei.
Allora ciò era proibito. Per portarli a scuola occorreva lottare.
Disdegnati da una parte dell’establishment, vedi la posizione di Malaguzzi, con l’ostracismo della psichiatria istituzionale, in fondo iniziavamo a demolire l’istituto psichiatrico, mi trovai contro l’Istituzione scolastica e larga parte del corpo docente.
Una impresa titanica; dalla nostra però c’era il movimento di centinaia di cittadini organizzati nei quartieri trascinati dalla amministrazione dal PCI e da Livio Montanari (in alcune città spiccarono leader locali carismatici che trascinarono la riforma della sanità e della psichiatria. Livio era uno di quelli, il leader del movimento territoriale per la salute nelle fabbriche, la medicina del lavoro, nella collettività e nelle scuole, l’iniziativa che spiego qui).
Fu così che cinque bambini, affetti da grave e gravissima disabilità, che trassi dal reparto De Sanctis dell'Istituto San Lazzaro, vennero inseriti nelle scuole normali di Coviolo. (in un altro scritto affronterò come vennero selezionati quei cinque bambini, 4 maschi e 1 femmina)
Avevamo i genitori di quei bambini a nostro sostegno, condividevano le nostre idee; salvifiche, illusorie se si vuole, ma per loro riparatorie di stigmatizzazioni, umiliazioni, marginalizzazioni , perché no?, sensi di colpa. Noi normalizzavamo, se si fosse potuto, i figli.
Tuttavia l’impatto con la scuola comune era da schianto; utilizzammo una forma intermedia di inserimento occupando una stanza inserita nell'edificio scolastico a fianco delle classi comuni e interagendo con esse durante alcune attività e negli intervalli.
Ciò nonostante gli insegnanti faticarono ad accettarci. Una bocciò a fine anno la bambina inserita, era affetta da deficit cognitivo e neuromotorio gravissimo.
In breve tempo inventammo sul campo le attività ricreative che permettevano l’interazione attiva tra tutti i bambini. Inventammo le figure di sostegno: allora non c’erano né formazioni nè figure con questa competenza curriculare; anzi non esisteva la scuola che le formasse. Fu questa ultima una delle nostre innovazioni. (in scritti successivi riferirò: 1, della posizione della scuola 2, della figura di sostegno all’inserimento scolastico, quelli che poi definimmo “monitori” e ancora successivamente “educatori di sostegno”).
Questa di Reggio Emilia è nel nostro paese probabilmente la prima esperienza di inserimento nella scuola normale dei bambini con disabilità (quelle persone che allora, con meno rispetto di quanto oggi non si usi, si definivano handicappati).
Mi è capitato di guidare questo processo.
Era una fase molto concitata, c'era questo enorme movimento territoriale che chiedeva la trasformazione delle istituzioni, c'era il clima culturale che spingeva al cambiamento, c’erano da fare le riforme, c’era il movimento della psichiatria per gli adulti con Franco Basaglia, e c’era nella nostra città l'inizio dell’ esperienza dei servizi psichiatrici territoriali voluti dalla Provincia e diretti da Giovanni Jervis.
Lì accadde una cosa su cui continuo a riflettere; è apparentemente strana, se non contradditoria.
L’Amministrazione comunale, anziché utilizzare le forti risorse culturali e professionali che aveva acquisito la Provincia con la figura di Giovanni Jervis, preferì rivolgersi a Franco Basaglia. L’assessore. Livio Montanari mi introdusse da Franco Basaglia, mi accompagnò più volte da lui.
Franco Basaglia quindi divenne il primo “luogo” che possiamo chiamare di supervisione che si tradusse di un'amicizia personale con lui e con alcuni dei suoi collaboratori a cui mi aveva affidato; più in particolare con Nico Casagrande.(in altro scritto tratterò: 1 dei rapporti con l’esperienza di Trieste e 2, del concorso per il Museo di storia della psichiatria)
Ci tengo a precisare che nonostante l’onestà con cui riferisco i fatti che oltretutto ho vissuto in prima persona, può essere che la ricostruzione pecchi per la precisione di alcune date.
Una esperienza simile a quella reggiana, non so riportare esattamente le date se precedenti o successive alle nostre, comunque si tratta di settimane al più di mesi, accadde in regione a Bologna. Sostanzialmente coincidente al nostro stesso progetto assistenziale sanitario concentrato sull'inserimento delle persone con deficit, guidato però, da una figura di grande spessore e culturale e politico, l'assessore del Comune di Bologna nonché dirigente dei servizi di neuropsichiatria infantile, Eustacchio Loperfido.
Sul tema dell'inserimento iniziò a spendersi pochi anni dopo, dovremmo essere nel 1972, la Regione, che aveva costituito un gruppo di lavoro specifico guidato da Alessandro Ancona, anche lui neuropsichiatra infantile dedito alle attività sociali e politiche in quell’epoca dominata dalla cultura basagliana, riunita a Bologna attorno a PierFrancesco Galli.
La larga parte di coloro i quali desideravano sperimentare un modello nuovo di lavorare nel territorio per contrastare quelle che chiamiamo le determinanti sociali di salute, e farsi carico dei problemi delle persone in difficoltà diventando loro voce, battersi per i loro diritti e collocarsi contro la tradizione delle istituzioni, contro la cultura tradizionale, contro l'accademia, contro la leggi vigenti, si ritrovavano in un grande movimento, sociale, politico, sanitario e culturale. Mi trovai a farne parte. In esso Reggio diede un grande contributo: coi servizi psichiatrici per l’adulto nei distretti della provincia e per la parte infantile, attraverso l'esperienza che il caso ha voluto che io guidassi.
(in altro scritto tratto della chiusura degli Istituti speciali e del reparto manicomiale infantile che, già qui anticipo, chiusi nel 1976. E’ un pezzo di storia che incrocia la rivolta contro i luoghi di esclusione, il movimento ispirato da Basaglia, le azioni dei Centri di salute mentale e il Servizio Materno-Infantile, istituzionalmente giovane, ma all’epoca riferimento naturale di quei processi sociali. E’ per questo che, come ho più volte scritto in questo testo, a me è accaduto di essere il leader operativo di processi sociali ben più larghi e profondi che scuotevano la società)
E’ inoltre da quel nucleo di esperienza che in modo tumultuoso si è estesa negli anni successivi la ramificazione delle attività che ha dato vita alla nascita del Servizio Materno-Infantile già nella prima parte degli anni settanta.
E’ attorno al nucleo operativo che si incaricò dell’inserimento scolastico dei bambini con disabilità che si innesteranno la medicina scolastica, l’ambulatorio odontoiatrico, il laboratorio di genetica, i consultori familiari, il centro di sessuologia, il consultorio per i giovani. Prima di dare vita alla trasformazione del Cmas nel Sert; ma lì siamo già nei primi anni ’80 e ne parlerò in altro momento.
(citazione www.umbertonizzoli.it)