Cimatti Andrea, l'Universo oscuro, viaggio tra i più grandi misteri del cosmo, Carocci editore, 2025

Commento di Umberto Nizzoli

Un testo pensato per il largo pubblico, dice l'autore; anche se il contenuto è decisamente specialistico e spesso lontano dagli interessi comuni.

In realtà penso che i quesiti sulla nostra, umana, identità, da dove si proviene e dove si va e come andrà, siano inevitabili. Poi è possibile che ci si diano risposte futili, stereotipe, ridanciane, forse anche per sfuggire al confronto con l’ignoto, il temuto.

Scopo dell’autore è quello del cercare di capire l'universo, come si sia formato, cosa ci sia là, nel cielo, quali siano i destini di tutta

questa magnificenza.

Da quando l'essere umano ha cessato di credersi al centro dell'universo, ah! quanto dolore ha dato lo sviluppo della scienza e quante presunzioni sono state amputate, e ha capito di essere su un piccolo pianeta che gira attorno ad una piccola stella che è inserita dentro a una neppur tanto grande galassia composta però da miliardi di stelle e con al proprio interno buchi neri spaventosi, che anzi al suo centro ve ne è uno enorme, e che purtroppo ciò nonostante questa galassia non sia altro che una dei miliardi di galassie che si trovano nell'universo, composte a loro volta da miliardi di miliardi di stelle; da quando l'essere umano, dicevo, ha compreso questa realtà, enorme, si è smarrito. Ha finito di ritenersi così speciale, così unico si interroga su come mai tutto questo sia accaduto, da quanto tempo sia accaduto, quali leggi lo governi, chi ha fatto queste enormi dimensioni di fenomeni al limite dell’impensabile, quale sia l'evoluzione, quali possano essere i rischi o le opportunità, e quale il destino a cui tutta questa impalcatura è destinata. Interrogativi difficili a cui si può non pensare, infatti la quotidianità avanza anche senza risposte a quelle domande. Ma si può davvero non porsele? Mai? Non ci credo. In qualche giorno l’animo si deve essere almeno increspato pensando a tanta enormità; o di converso alla nostra piccolezza. Era Roosevelt, il presidente statunitense, che soleva prima di coricarsi sostare un po’ col segretario a guardare le stelle fino a quando se ne usciva con, adesso che siamo tornati piccoli possiamo andare a dormire. L’enorme grandezza dell’universo può essere un ottimo farmaco contro la grandiosità di sé che può affliggere molte persone con l’ipertrofia dell’io.

L'autore fa una presentazione molto onesta, oltre che lineare, di una materia complicata. Nel senso che il disegno scientifico è chiaramente espresso, ma anche il linguaggio molte volte è confidenziale e assolutamente onesto nel senso che riconosce ironicamente i limiti della scienza di cui pure è un'espressione importante. Anziché piccarsi delle cose da lui sapute che effettivamente determinano una asimmetria con larga parte della popolazione, me compreso, beninteso, che gli consentirebbero di sentirsi parte di una élite, Cimatti si mette nei panni dello scienziato che si accorge che sono più le cose che non si conoscono di quelle che si conoscono. Non è un caso che si sia dedicato ai temi della materia oscura e dell'energia oscura e non è un caso che, ironicamente, titoli l'epilogo del libro con un bel “epilogo oscuro.”

Infatti, se si tiene conto del complesso dell'universo, la materia, quella di cui siamo composti, quella di cui è composta ognuna delle cose visibili, con cui ragioniamo e crediamo di conoscere, non è che il 5% del totale. Perché un 25% è la materia oscura, di cui si sa l'esistenza ma non se ne capisce la consistenza, non se ne capisce l'origine, non se ne capisce neppure l'utilità. Possibile che ogni sei cose nell’universo cinque siano oscure? Come se non ci fossero! E tutta questa massa di materia, visibile o oscura che sia, è inserita in una energia oscura, che occupa il 70% del totale di ciò di cui è formato l’universo. Facendo sì che la parte solida su cui noi pensiamo di avere il controllo e pensiamo che sia la spiegazione (levidenza) delle vite, delle storie, delle organizzazioni, delle istituzioni, delle città non è che il cinque per cento del materiale che compone l'universo in cui noi siamo ospiti.

Il libro passa in rassegna le diverse modalità di conoscenza dell'universo. Dalla più banale, l'osservazione del cielo stellato possibilmente in una notte non illuminata dalle luci al neon che fanno sì che le stelle vengano offuscate, per passare al sistema solare; seguono i criteri della formazione di stelle e pianeti, la forza di gravità, la dimensione, la storia del sole e delle altre stelle, e poi la storia della galassia di cui noi siamo parte. La meraviglia della luce dello spettro elettromagnetico. Della nascita, della vita e della morte delle stelle. E di tutte le galassie che sono destinate a scontrarsi, a fondersi, a dissolversi e allontanarsi, ad aumentare di velocità, ad aumentare di temperatura e poi di ridurla una volta che si sia superata una certa distanza e la gravità si attenua.

Si imparano un sacco di cose leggendo questo libro; s'impara la velocità, il peso, la consistenza e le componenti e la loro natura, gli strumenti di misura che vengono applicati, le costellazioni, come si possono riconoscere o come sia la loro formazione.

S'impara quante possano essere le stelle visibili a occhio nudo, 3000 per l'esattezza, in una notte chiara e non disturbata. L'enorme quantità, 3000, non è però che una infinitesima parte dei miliardi di miliardi di stelle dell’universo. O le diverse forme di galassie, a spirale o meno, la storia delle buchi neri, la loro formazione, la probabilità di poterli osservare finora non realizzata, la componente di alcune galassie che sono parte di mega galassie e delle centinaia di migliaia di galassie.

Il cielo stellato non è un'immagine del presente, ma un'immagine del passato, in cui vediamo ogni stella com'era tanti anni fa e ognuna al suo tempo di distanza, tanti quanti sono gli anni luce che ci separano da essa. Guardare il cielo è guardare indietro nel tempo; è guardare la storia, anzi le storie perché sono lì che si presentano assieme stelle che hanno età diverse, alcune già dissolte a fianco ad altre ancora attive.

Il libro si dedica a descrivere gli strumenti con cui si misura il tempo o con cui si misura lo spazio.

Porta esempi molto concreti, che permettono di capire anche dinamiche complesse come può essere la dimensione spazio-temporale con la visione rivoluzionaria introdotta dalla relatività generale che alla tridimensionalità dello spazio inserisce una quarta dimensione che è quella del tempo. Una realtà quadridimensionale non concepibile da mente umana. E dove è l'influenza dell'una sull'altra. Come porta delle modificazioni del piatto spazio-tempo deformandolo sulla base della materia. Ma non solo la materia che conosciamo, ma anche della materia oscura che è presente, invisibile inesplorabile, ma presente; anzi quantitativamente dominante.

Il libro non si occupa solo delle macro-dimensioni, ma anche delle micro dimensioni, dell'atomo, considerato per secoli la parte più piccola di formazione della materia; mentre oggi sappiamo che l'atomo a sua volta è un contenitore di un mondo fatto di numerose altre particelle, micro-particelle: protoni neutroni elettroni. Quark, il mattone che costruisce la materia. Perché sì, protoni e neutroni sono a loro volta formati da altre componenti di cui appunto il quark è il mattone fondamentale che costruisce la materia.

Spiega la presenza e la dinamica delle 4 forze che fanno funzionare l'universo, quella di gravità, la più nota, ma anche la forza elettromagnetica, legata alla luce, e poi la forza nucleare forte e infine la forza nucleare debole. In condizioni di altissime energie, come nel del Big-Bang le 4 forze erano unificate. Dalla propagazione e dissoluzione a cui va incontro l'universo sotto la legge dell’entropia, si sono differenziate, dominando e interagendo nelle diverse fasi della storia dell'universo stesso.

Einstein tra le altre cose, ci ha permesso di scoprire che massa e energia sono la medesima cosa. Più massa comporta più energia, meno massa meno energia. La massa è un contenitore di energia

Nella nostra galassia ci sono numeri imprecisati di buchi neri da dieci a cento milioni. Se si pensa che le galassie sono miliardi, si ha idea di quanti miliardi di buchi neri contengano. Buco nero è una struttura difficile da comprendere, sprofondata dopo l'orizzonte degli eventi. Superato quel limite tutto si blocca, finisce paralizzato, annichilito. Bloccato, invisibile però. Non è chiaro se lo sia per sempre o se abbia una sua storia.

Ovviamente fioriscono le teorie che non sono dimostrate, dal momento che le teorie precedono l'attività di ricerca scientifica, così come sempre accade. Prima c'è quasi sempre l'intuizione che cerca di affrontare il problema.

In successione c’è un problema, si forma l'intuizione, poi c'è la ricerca e infine c’è la scoperta con le sue dimostrazioni.

Quando c'è la scoperta, altrimenti rimane il problema.

La scienza risolve i problemi. Ma la soluzione dei problemi pone altri problemi. E quindi si innesca di nuovo la ricerca scientifica, continua. La quale si scontra con il non conosciuto e si sforza di conoscere il non conosciuto. Una volta conosciuto il non conosciuto ci si accorge di avere nuovi problemi.

Ma quello che è difficile da riuscire a cogliere è che oltre al non conosciuto di cui avvertiamo il problema, vi è un non conosciuto di cui non avvertiamo il problema. Ciò che non sappiamo di non sapere e che quindi, non conosciuto, rimane in ombra. Ombra su cui non si possono esercitare le attività di conoscenza e di ricerca.

Nonostante la dimensione enorme l'universo, il suo spazio-tempo, ha un limite. È un limite dato dalla velocità che arriva al limite dell'orizzonte cosmologico. Ha un diametro che si calcola sia di 94 miliardi di anni luce.

Seppure gigantesco, è un confine. Quindi oltre cosa ci sta? E prima c'era qualcosa? Siamo di nuovo di fronte a misteri di cui non esistono, attualmente, risposte. Forse non esisterà mai nessuna risposta.

Mi chiedo e mi dico, allora le ipotesi di tipo religioso sono autorizzate. Non che siano affermate, documentate; ci mancherebbe che si volesse la dimostrazione del mistero che ci avvolge! Perché sì in assenza di altre risposte si è in presenza del mistero.

L'universo si sta espandendo in modo accelerato. Ma non è sempre stato così. Anzi, anche questa è una cosa misteriosa: l'accelerazione è cominciata molto tempo dopo la formazione dell’universo, miliardi di anni dopo il Big-Bang. E’ cominciata poco prima che si formasse il sole e il sistema solare. Ma il motivo per cui questo è accaduto è davvero un mistero.

Dice Cimatti, noi stiamo guardando la parte di universo composta dalla materia ordinaria, che è in grado di emettere luce e che quindi si rende a noi visibile. Il resto è tutto oscuro. Una oscurità che rappresenta anche la nostra attuale completa ignoranza sulla natura degli ingredienti dominanti nell'universo.

Chissà se le future ricerche daranno risposta a quello che attualmente è ignoto. Chi sa se questo valga non solo per l'universo macro, ma valga anche per l'universo micro. Chissà se questo avverrà anche per la complessità bio-psico-sociale dell'essere umano.

Di fronte a queste dimensioni e complessità non si può che avere umiltà; senso di inadeguatezza, riconoscimento della propria ignoranza, desiderio di maggiore conoscenza, ma accettazione della frustrazione che deriva dal non essere in grado di poter affrontare temi simili con le risposte più valide e confermate.

Siamo davvero piccoli.

nizzoli foto 3Umberto Nizzoli è Psicologo clinico e specialista in Psicoterapia. Già direttore Dipartimento aziendale salute mentale e dipendenze patologiche, Azienda Sanitaria di Reggio Emilia. Ha insegnato nelle università di Modena (Psichiatria e Neuropsichiatria Infantile), Padova (Psicologia), Bologna, (Scienze dell'Educazione). Ha diretto i Master sui Dca Regione Emilia-Romagna e Unitelma Sapienza. E' stato presidente europeo di
ERIT, Federazione europea operatori tossicodipendenze, e di AED, Academy for Eating Disorders, e presidente Sisdca, società italiana per lo studio dei Dca. Attualmente insegna Psicobiologia del comportamento umano alla Università Salesiana-IPU. E' presidente Aepea-sezione Italia (società di Psicopatologia dell’infanzia e dell’adolescenza). E' iscritto all'Ordine degli Psicologi dell'Emilia-Romagna, N. 0560