Michela Pereira, Ildegarda di Bingen. Maestra di sapienza nel suo tempo e oggi, Gabrielli editore 2017

Con l'esaltazione di sé che in Occidente, e non solo, abbiamo accettato per moltissimo tempo, che coloro i quali diedero vita alla cultura del Rinascimento bollassero come “medio evo” un periodo di 800-1000 anni che li separava dal rapporto diretto che volevano coi classici. L'uomo rinascimentale a tu per tu coi classici scavalcava questo lunghissimo periodo nel quale è successo di tutto

facendolo invece considerare come tempo di secondo valore, periferico senza storia e insignificante. 

In questa “sepoltura” è andata perduta la lezione di Ildegarda di Bingen (1098-1179) fatta santa dopo più di 800 anni dalla morte a testimonianza di una storica ritrosia, una vera e propria emarginazione, della Chiesa cattolica verso le donne (pensa che assurdo! Cattolica che vorrebbe significare universale non solo nel senso planetario ma nel senso della totalità integrale. Assurdo perché anziché includere, come vorrebbe la nominazione, espelle. Ma i tempi cambiano e il dovere di aprirsi al femminile ha fatto riscoprire Ildegarda, santificata nel 2012).

Ildegarda non accetta la scissione anima-corpo ma legge la natura umana integralmente.

Si pensi l’epoca che era, il corpo era spesso ritenuto solo luogo del peccato, da rimuovere se non addirittura da punire.

Ildegarda no, considera l’essere integralmente con la sua complessità e le sue contraddizioni, diremmo oggi.

Tra l’altro con una bella analisi delle cause e delle loro dinamiche, obietta che sia Eva la causa della cacciata dal paradiso, Eva stigmatizzata per le sue fragilità. Ah! quanti collegamenti con i deboli della modernità potrebbero essere fatti. Eva usata come capro espiatorio dei problemi umani, della espulsione dal paradiso; anche questo aspetto ha un sapore di modernità: quante volte sono stati incolpati i deboli, i fragili, gli ultimi delle carenze e delle paure dei più?!

Ildegarda attraverso una lettura della fragilità femminile, le riconosce il ruolo di trasmettitrice della vita. Nel senso della creazione, e quindi vero messaggero del significato dell'esistere. E’ lei che mette al mondo il mondo. In modo ancor più carnale vi fu chi nell’800 dipinse l’origine del mondo.

La consapevolezza della fragilità come apertura al mondo. Consapevolezza che è la felicità del limite. Non può quindi avvenire nel distacco della mente dal mondo, ma immersa nella natura e nella storia di cui si è parte, nel corpo.

Si può dire che Ildegarda anticipa di secoli una lettura femminista dell'esistenza umana.