Tonelli Guido, L'eleganza del vuoto; di cosa è fatto l'universo, Feltrinelli 2025
commento di Umberto Nizzoli
Tonelli è un fisico di prim’ordine. Ha lavorato al Cern di Ginevra dove è stato il leader del CMS. Scrive anche in maniera divulgativa. Infatti questo è un libro piacevole, breve Un saggio, da regalare.
Potrebbe essere un libro da consigliare a chiunque voglia rendersi conto chi siamo? da dove veniamo?
Siamo pezzi di universo. Le domande che inquietano da sempre l'umanità durante tutto l’arco della vita. Domande che
hanno delle sorgenti distanti dal nostro quotidiano possono essere studiate attraverso la fisica dell'universo o delle nano-particelle.
È quello che Tonelli fa con brio e una serie di aneddoti che possono rallegrare la lettura.
È’ però un libro che può essere definito infido perché per poter essere capite le cose che, semplicemente, Tonelli riferisce, hanno bisogno di avere come premessa delle conoscenze non comuni di fisica.
Per questo dicevo è un libro contemporaneamente per il largo pubblico e solo per quella parte di pubblico che può cogliere il significato delle cose, altrimenti si rischia di rimanere affascinati dalla aneddotica.
Il libro è molto positivo per altre ragioni.
Aiuta a scoprire quanto sia affine il lavoro dello scienziato a quello del filosofo. Non solo del filosofo della scienza, ma del filosofo tout-court che lavora per cercare di comprendere le stesse cose a cui si dedica la fisica.
La filosofia quindi diventa non solo un ingrediente necessario per comprendere lo sviluppo della scienza e neppure un piedistallo da cui vengono prima lo studio dell'universo e lo studio della natura umana. Non solo per i frequenti rimandi agli autori presocratici. a Gorgia o ai classici Platone, Aristotele. Il libro è condito di riflessioni filosofiche più recenti, ma ancora pre-scientifiche. Tonelli sì affaccia poi anche alla filosofia contemporanea e attuale. E’ bello leggere l'entusiasmo con cui Tonelli tiene l’incontro con Emanuele Severino, il grande filosofo italiano della techné.
Sembra leggendo questo libro che sia impossibile essere buoni scienziati se non si è contemporaneamente anche bravi filosofi.
Qualcuno per screditarlo dice che è un “filosofo”, ma non è vero: Tonelli è lo scienziato che ha presentato al mondo la scoperta del Bosone di Higgs.
Un altro elemento che affascina in questo testo, è il rapporto con l'arte.
Il rapporto fra scienza e arte è continuo, e non si limita a riconoscere come fu attraverso l'arte e l'applicazione all'arte della matematica, che prese corpo, scusate la ripetizione, lo studio del corpo umano non più messo in un iperuranio metafisico ma calato nella storia attraverso la definizione di una prospettiva e quindi di uno scorrimento, di una relazione, di un longitudinale. E’ da lì che abbiamo poi appreso l'attenzione alla corporeità e al corpo nelle sue rappresentazioni sia di forza e di gioiosità e di seduzione ma anche di decadenza e di corruzione.
Tonelli dedica un capitolo al rapporto con Pistoletto, questo importante attuale artista con cui condivide non solo emozioni ma anche interpretazioni.
Perché in fondo è questo quello che fanno, interpretare; sia lo scienziato che l’artista, interpretano.
Debbo dire che c'è una modalità espressiva di Tonelli che mi ha colpito negativamente. E’ l'uso sistematico di un modo espressivo che sottende che fra le scoperte scientifiche, e fra le persone che le hanno generate ci sia una competizione feroce. Alla faccia del popolare immaginare una scienza univoca che dall’alto cala i suoi saperi, Tonelli usa continuamente espressioni del tipo ucciso il tale, tagliato la testa al tal altro; perché il tale ha scoperto una teoria o una legge che ha ucciso, è stato il suo killer, l’artefice della teoria precedente; come se appunto la lotta per lo sviluppo delle conoscenze, porti a un livello totale di competitività in cui chi definisce nuovi modi differenti dai precedenti, fossero anche quelli più affermati, anzi con più gusto proprio perché lo erano, si pone come antagonista bellicoso dove la vittoria è il superare, distruggere, che uccide l'interpretazione precedente che si è rivelata errata.
Non è questo il modo con cui approccio gli autori delle diverse epoche e dei diversi tempi. Cerco di cogliere e spremere il meglio dal loro lavoro, immaginando, dando per auspicato, che l'evoluzione del pensiero porti al superamento di molte piccole o grandi parti senza però l’aspetto cruento delle relazioni interpersonali.
Il libro comunque spiega che il vuoto inteso come lo si intende comunemente, cioè la totale assenza, luogo del mancante assoluto, non esiste.
Il vuoto è un pieno.
Anzi è il pieno da cui tutto deriva. E a cui tutto poi è orientato.
Quindi il vuoto ci precede e il vuoto ci aspetta.
Ma il vuoto è anche nel presente, nell'attualità. Questo nostro attuale vuoto è pieno di comunicazione, è pieno di interazioni, è pieno di reti, è pieno di oggetti.
Il vuoto non esiste.
La mutevolezza delle cose, l'apparizione e la sparizione delle cose è una illusione perché i componenti rimangono inalterati. Quindi le trasformazioni sono sempre solo trasformazioni di superficie, si potrebbe dire che sono apparenze e fantasmi, maschere.
Al di sotto della superficie, che, ricordiamolo, cambia continuamente, vi è la persistenza delle cose. Che sono le radici.
L'universo e le radici di ogni cosa, del materiale, dei corpi, che conosciamo. Tutto è composto dai medesimi elementi che permangono.
Le grandi questioni che ci si pone, il problema delle origini del mondo, il perché si viva e si muoia, dove si finisca una volta morti, quesiti che da sempre l'umanità si pone, sono illusioni.
Il tutto e il nulla coincidono, sono la stessa cosa. Quindi, alle dicotomie vita - morte, essere o non essere che ci travagliano, si danno risposte errate perchè sono domande false. Il profondo permane. Si potrebbe dire che dovremmo correggere Amleto. Il suo essere o non essere, va declinato con essere e non essere. Insieme.
Il testo si dipana trasversale a 360° fra le religioni, il valore della Cabbala, il Bhuddismo, le filosofie degli atomisti, Platone, i continentali e i fondamentalisti, gli analisti, Aristotele, la teologia, Agostino, Tommaso, Alighieri e gli artisti Pollock, Kandinsky.
Da Severino riprende la tragica domanda nichilista all’educare, al crescere. Tragica per chi si occupa di educazione o di psicopatologia dello sviluppo. Severino risponde con l'affermazione che educare significa angosciare. Infatti, quale angoscia è maggiore di quella che consiste nel prendere coscienza di essere di per se stessi nulla? Un nulla che è diventato un essere, ma che è destinato a ridiventare nulla.
Tutte le cose sono nulla. Strette fra il nulla infinito che le precede e il nulla inesorabile a cui sono destinate. Insomma il principio delle cose, e di Dio stesso, è il nulla. Scrive Giacomo Leopardi nello Zibaldone.
Quanto vicino sia Leopardi alla fisica quantistica che Tonelli ci spiega, è facile da cogliere. Basta sostituire il “nulla” leopardiano con il vuoto e la frase rimane piena di senso.
Leopardi che si staglia grandioso, ancor più che come poeta, come filosofo. E come scienziato che ancor prima di Nietzsche capisce che Dio è morto. Nel senso che il nulla lo precede.
Facile per Severino concludere che la conoscenza acuisce l'angoscia. Come Leopardi ha chiarito con “Io mi sentiva come soffocare, considerando e sentendo che tutto è nulla, un solido nulla”, Zibaldone.
Eppure non si può dire che queste risposte siano definitive. Soprattutto se pensiamo che larga parte dell'universo ci è ignota, ma non solo, se l'universo continua ad espandersi velocemente, non rispondendo quindi la legge suprema della gravità, facendo perciò intuire l'esistenza di un'energia oscura che lo mobilizza. E quando sappiamo che il novantacinque percento dell'universo è fatto di componenti materiali che ci sono sconosciute.
Che la densità media della materia oscura è superiore di cinque volte rispetto a quella della materia ordinaria.
Su condizioni che potremmo definire estreme a cui non siamo ancora in grado di dare risposte ragionevoli.
E’ che, per un certo verso, sono un grande campo di sfida e di entusiasmo per la prosecuzione della conoscenza, della ricerca scientifica, ma allontana da noi l’idea di poter mettere fine al bisogno di conoscenza.
Dove le controversie sono il sale per la prosecuzione della ricerca della conoscenza, e da conoscere ancora c'è molto; anzi parrebbe che ci sia molto più di quello che attualmente noi ci sappia.
E come stupirsene sapendo che l'universo visibile, quello che si può esplorare coi telescopi più potenti è sì uno spazio enorme, un contenitore di materia oscura la cui funzionalità e composizione non conosciamo. L'universo ha un diametro di circa 90 miliardi di anni luce e contiene, si stima qualcosa tra i 100 e i 200 miliardi di galassie. Ogni galassia contiene a sua volta molte decine di miliardi di stelle.
Eppure tutto questo deriva dalla fluttuazione casuale nel vuoto che distribuisce sempre la medesima cosa, energia.
Tonelli fa parte del gruppo di ricercatori del Cern che ha confermato l'esistenza del bosone di Higgs, cioè dell'architrave dell'intera costruzione del mondo. Cioè la particella che con le sue interazioni coi diversi campi, riempie ogni angolo del nostro universo assegnando una massa distinta a ciascuna particella elementare.
All'interno di ogni contesto vi è un perno, il bosone di Higgs, che sulla base della tipologia delle interazioni che stabilisce col campo, definisce la tipologia, quantitativa e qualitativa, degli oggetti.
La struttura materiale dell'universo deriva dal vuoto. Tutta la materia è fatta di protoni, neutroni e elettroni. In ultima analisi, scrive Tonelli, si può dire che tutto è fatto di elettroni, quark e gluoni. Tre sole note che costruiscono la meravigliosa sinfonia dell'universo materiale che abitiamo.
Il modo differente con cui queste tre componenti interagiscono col bosone di Higgs definisce la tipologia quantitativa e qualitativa delle forme materiali stabili che ci circondano. Delle cose, dei corpi.
Nel turbinio continuo di tutti gli elementi è la stabilità del bosone di Higgs che consente di costruire il mondo. Da quella stabilità dipendiamo. Perché in sua assenza, avverrebbe un cataclisma che dissolverebbe ogni cosa così come l'abbiamo conosciuta.
Le interazioni avvengono per schermi di energie. Costruendo la materia come un’onda.
Come aveva descritto Schrodinger la materia è un'onda. E la posizione dell'elettrone è un'ipotesi, una probabilità. Dove appunto la certezza è probabile. Non esiste certezza o verità in quanto assoluto. Men che meno una volta affermato il principio di indeterminazione di Einsenberg.
Tonelli non lo cita. Ma l'esempio della prova scientifica del gatto di Schrodinger equivale all'essere o non essere di Amleto. Quindi ricollega ancora una volta la scienza, alla filosofia e all'arte, in questo caso a Shakespeare che nella Tempesta fa dire a Prospero: Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni e nello spazio e nel tempo di un sogno è raccolta la nostra breve vita.
Il vuoto non esiste. Tutto è collegato. Tutto è nel tutto. Tutto è in relazione. Tutto è probabilità. Tutto è fluttuazione. Dal vuoto nasce lo stato materiale, che è ancora un altro vuoto con un diverso tipo di fluttuazione.
La metamorfosi naturale di ogni cosa che è costantemente fonte di turbamento e di meraviglia ai nostri occhi, è il passaggio da uno stato di vuoto a un altro stato di vuoto. Perché tutto è fatto di vuoto.
Nulla perciò è vuoto nel senso con cui lo intendevamo normalmente prima, dove vuoto è niente. Non è così perché le cose e il nulla coincidono.
Il vuoto passa da uno stato a un altro stato, secondo la fluttuazione che sta dando vita, con straordinaria colorazione, a cose differenti, a oggetti differenti, a soggetti differenti.
Che però non sono altro che un’altra forma di vuoto.
Ricordare è sognare. Riflettere è sognare.
E una parte del grande sogno in cui il mondo consiste evidenzia che la morte, intesa come normalmente si fa, sparito, finito, non esiste. Perché tutto è onda.
La morte è trasformazione irreversibile cui sono soggette tutte le forme biologiche, proprio per questo, irrimediabilmente fragili nella loro unicità compositiva, soggettiva.
Un libro che invita alla tenerezza, alla delicatezza, al rispetto della natura. Al sentirsi parte di un tutto senza pregiudizi, senza sensi di superiorità, senza quelle stupide barriere che cercano di creare delle differenze laddove le differenze non esistono. Siamo tutti figli di un'onda.