La città di Reggio Emilia per prima in Italia Introdusse una doppia manovra, anticipando e, anzi, contravvenendo alla legislazione nazionale.

Da un lato smise di utilizzare i test per individuare i bambini da inserire nelle classi differenziali o nelle classi speciali o negli istituti o in manicomio .

Furono rifiutati i test come strumento di selezione di classe .

Dall'altro lato iniziò

l'inserimento all'interno delle scuole normali dei bambini con disabilità neurocognitive . Quello che progressivamente poi è diventato un modo di operare comune e diffuso ovunque. Anzi oggi si sarebbe portati a riconoscere come grave ingiustizia quella che un bambino portatore di disabilità non fosse inserito nelle classi comuni .

Correva l'anno 1970 .

L'amministrazione che scelse questo orientamento a quell'epoca assolutamente rivoluzionario era guidata dal sindaco Renzo Bonazzi e aveva come interprete principale di questa rivoluzione sociale e sanitaria la figura mitica di Livio Montanari.

Fu in quel momento che incontrai Giuseppe Azzali .

Eravamo noi due gli esecutori materiali di quest'opera di inserimento dei primi bambini estratti dall'istituto San Lazzaro e inseriti nelle classi della scuola di Coviolo .Giuseppe fu il mio primo braccio destro e nello stesso tempo un grande amico con cui ho fatto le risate più divertenti che ricordi .

Giuseppe era di un intelligenza vivissima e di una simpatia unica arguta provocatoria assolutamente geniale .

A seguito dei profondi mutamenti istituzionali e sociali di quegli anni e anche in conseguenza del fatto che io cominciai ad occuparmi del servizio materno infantile e poi del servizio tossicodipendenze, le nostre strade si separarono.

Lui è rimasto sempre sul terreno del nostro inizio. Abbiamo seguito strade diverse ma siamo rimasti sempre profondamente amici. 

Spero che sia ricordato per il valore culturale che ha portato alla costruzione dei servizi socio-sanitari della nostra città nel campo dell’inserimento delle persone con disabilità e spero che adesso trovi la pace che a volte in vita faticava a godere. Buon viaggio Giuseppe, riposa in pace