Calvino Italo, Lezioni americane, Mondadori edizione 2024.
Nel postfazione di Giorgio Manganelli che apparve nella prima edizione si sottolinea come la passione che Calvino aveva preso nell'ultima parte della vita era la chiarezza.
Che non ha nulla a che spartire con la limpidezza; dove si trattava della limpidezza, arguta ingenuità si trovava una pagina liscia, ignara di anfratti, trasparente. Mentre invece la chiarezza è tutto un'altra cosa; è fatta di complessità e di scrivere le opacità, cita le diverse dimensioni, infinite dimensioni, ha degli aspetti illusionistici allucinatori. La chiarezza cerca
di incontrare l'enigma.
Non a caso, già dalle prime pagine Calvino ricorre al mito di Medusa. Terribile. Bastava guardarla per finirne uccisi. Ma nelle mani di chi riesce a maneggiarla diventa un'arma terribile. Perché non la guarda mai direttamente. Ed ecco allora l'uso degli specchi che riproducono rilanciano in atmosfere imprecisate. La Medusa non è solo orrore, ma è anche quella forma di sottostante stimolante, piacere, amore. Con una rinfrescante gentilezza dice. Perseo colloca quella testa sullo strato di foglie e i ramoscelli marini che a contatto con la Medusa diventano addirittura coralli. Calvino ne è talmente affascinato, che non cerca di argomentarlo. Si rifiuta di passare dalla chiarezza alla limpidezza. L'oscurità del mito è la sua perspicuità.
Tra i valori che vorrei che venissero raccolti in un nuovo millennio dice Calvino, ci sta il gusto dell'ordine mentale e della esattezza. Cioè l'intelligenza; nel senso di comprensione della poesia e nello stesso tempo della scienza e della filosofia.
In una rete crescente vertiginosamente in cui vengono realizzate tutte le possibili combinazioni. Come se fossero infiniti universi, contemporanei in cui tutte le possibilità vengono messe in luce in una vorticosa trasformazione. Dove tutto rimane sempre identico al tutto anche se si modifica. L'apparenza delle forme, come dicevo, ritorna Ovidio.
Bella la lettura della coscienza, dice cosa sia la coscienza. Questo oggetto misterioso che le neuroscienze mettono come modulatore, definitore degli stati mentali. Chi si chiama? E a monui. Si risponde Calvino. Una combinatoria di esperienze, l'informazione di letture e di immaginazioni. Ogni vita è una enciclopedia, una biblioteca, un inventario di oggetti, un campionario di stile dove tutto può essere continuamente rimescolato.
Nel fluttuare delle forme.
La scienza diffida delle spiegazioni generali e delle soluzioni che non siano settoriali e specialistiche.
Occorrerebbe saper tessere ì diversi saperi, i diversi codici di una visione plurima, sfaccettata che raccoglie tutto il mondo del possibile.
Calvino ci ricorda che per gli antichi Egizi, la precisione era simboleggiata da una piuma che serviva da peso sul piatto della bilancia dove si depositavano le anime per essere pesate. Quella piuma leggera veniva chiamata Maat.
Ecco una bellissima figura per rappresentare il significato dell'esattezza che subito dopo Calvino chiarisce essere 3 cose:
1, un disegno dell'opera ben definito,
2, l'evocazione d'immagini nitide, visualmente incisive, memorabili,
3, un linguaggio il più preciso possibile.
Lessico è come resa delle sfumature del pensiero.
Viviamo sotto una pioggia ininterrotta di immagini. Potenti mezzi ci rovesciano addosso informazioni che si susseguono. E lasciano ombre di memoria.
Vi è una tensione continua fra le esigenze d'ordine e il disordine, fra una razionalità che vuole essere geometrica e il groviglio delle esistenze umane. Non vi è mai consequenzialità o una gerarchia definita. Ma sempre vi è una rete entro la quale si possono tracciare molteplici percorsi e ricavare conclusioni plurime.
Il gusto della composizione geometrizzante ha sullo sfondo l'opposizione, ordine disordine fondamentale nella scienza moderna.
L'universo si disfa in una nube di calore, precipita senza scampo nel vortice dell'entropia ma all'interno di questo processo irreversibile possono darsi zone d'ordine. Porzioni di esistenza che tendono verso una forma, punti privilegiati da cui sembra di scorgere un disegno e una prospettiva.