Didi-Huberman Georges, Beato Angelico figure del dissimile traduzione di Paolo Peroni Abscondita.1990-2009
Compri un libro in un book-shop e scopri che non sapevi granchè di quel di cui ti credevi informato.
Un libro molto complesso che segue la cultura. Beato Angelico che era un
domenicano, e come tale è un uomo forgiato nella cultura più elevata del tardo Medioevo e nel sorgere splendente del Rinascimento.
Beato Angelico è coevo di Masaccio. Eppure, lontano da lui quanto mai.
L'Angelico esprime una teologia nelle macchie di colore. Occorre costruire il suo sapere per riuscire a interpretarne il significato.
La storia complessa prende origine dalla scoperta di alcune macchie. Vaste macchie multicolori, rispetto alle quali le consuete categorie di soggetto come imitazione di figura, sembrano naufragare.
Luogo di indeterminazioni sconcertanti.
Vi è in quelle macchie un atto di imitazione sottile e paradossale.
Per comprenderle occorre abbandonare il principio interpretativo dominante. Interpretazione dell'arte figurativa come rassomigliante il vedere.
Angelico chiamava tutte quelle macchie figure. Zone macchiettate disseminate nelle sue opere.
Raffigurare l'una cosa significa renderne l'aspetto visibile.
Per il Beato Angelico e per i pensatori religiosi che lo attorniavano significava invece discostarsi dalla forma esteriore, trasferirla. Compiere la deviazione al di fuori della somiglianza e della designazione. Entrare in somma nel regno paradossale dell'equivoco e della dissomiglianza.
San Tommaso aveva inserito nella prefazione della Summa la splendida metafora apostolica del latte da dare ai bambini affinché imparino.
Questo è il latte che può essere raccolto dall’Angelico.
Così per Tommaso D'Aquino e in seguito per il Beato Angelico l'immagine come tale non definisce un aspetto e ancor meno una storia vera concentrata nel punto più elevato dell'anima Proprio là dove dimostrava la sua attitudine naturale a conoscere e amare Dio l'immagine era frantumata e i suoi frammenti miravano e diffondevano una somiglianza non specificata di questo.
Tommaso d'Aquino per non chiamarlo un frammento di immagine lo chiamò vestigium, parola dialettica in quanto denota al contempo distruzione e persistenza
il vestigio è la traccia, l'impronta, del passo sul terreno; ciò che resta di un passaggio o di una presenza .
Secondo Dionigi è proprio l'immagine dissimile che va preferita a qualsiasi sembianza del vivo perché il simile ci inganna: di fronte all'immagine del re incoronato e barbuto crediamo di sfiorare se non addirittura di toccare con mano l'essenza del Divino. Infatti Dio ci appare come la Giustizia per antonomasia o la Bontà in persona; insomma l'essenzialità dell'una e dell’altra.
Ma è qui appunto l'errore: il divino non è un'essenza o un insieme seppur perfetto di essenza. E’ assolutamente sovra essenziale.
Angelico lavora in San Marco convento dei domenicani in cui successivamente troverà sede la presenza carismatica di Savonarola.
San Tommaso dedica non meno di dieci questioni sulle 56 della Summa Theologica alla virtù della Prudenza; questo imponente sviluppo altro non è se non una arte della memoria Intesa secondo l'espressione di “costruire vaste cattedrali interiori” colme di figure morali.
Essere prudenti e tendere alla virtù significa ricordare; ricordare il peccato originale, ricordare la possibilità della salvezza, ricordare che vi sarà un Giudizio Universale.
Ecco allora la complessità dell'interpretazione dell'immane lavoro del Beato Angelico che ha dipinto ogni cella dei confratelli con un tema ricorrente declinato sempre con sottili accentuazioni e differenze. Solo la lettura microscopica di ogni segno consente il senso di individuare il sapere che risalgono alla cultura classica e alla cultura dei domenicani.
Ecco allora che l'ombra gettata in quell’alone di indefinito che ruota attorno al grande fenomeno della Incarnazione. l'Annunciazione quando L'Arcangelo Gabriele incontra Maria e le annuncia l’opera divina in quel 25 di marzo identificata come data storica e simbolica della inseminazione mariana.
Una visita a San marco non basta; più visite non bastano. Occorre riprendere in mano il percorso che ha fatto dell'ordine domenicano un vascello di sapienza che distribuisce il latte alle popolazioni.
In esso è Angelico è colui il quale usa la simbologia del colore nelle immagini della alterità di rimando ad Alberto Magno.
Alberto Magno critica con veemenza quanti sostengono che il luogo non apporta nulla alle figure essendo a loro estrinseco.
Le figure non si limitano ad abitare il luogo, vengono anzi da questo prodotto.
Alberto Magno definisce un luogo come un principio attivo di generazione
Il tessuto dalla Summa di Tommaso diventa la chiave di lettura predominante.
E pensare che proprio per via di quelle macchie, di quei “colorini” mi era sempre sembrato un pittore secondario!
Arte teologia e antropologia allo stato supremo.