15 agosto 2025 Trump e Putin si incontrano in Alaska
Mi sono deciso a scrivere per il desiderio di condividere questa mia interpretazione. Premessa vera e ovvia, inutile; ma per slancio la scrivo.
Premetto che essa ha la pretesa di entrare nel merito di una scena internazionale a tutti nota e di grande impatto
emotivo.
Aggiungo inoltre che questa mia lettura è di giorni fa; è databile prima dell'incontro tra Trump e Putin in Alaska.
Non avendo la pretesa di averci assolutamente azzeccato, tutti i commenti che servono a approfondire meglio la questione sono graditi.
L'incontro fra i due è una grande farsa. Mi spiego meglio.
La sua orchestrazione e gli aspetti di comunicazione di massa sono molto importanti: è l’incontro fra due grandi che possono decidere i destini del pianeta. Un po' come capitava decenni fa quando si incontravano, tanto per intenderci, Kennedy e Krusciov.
Se si pensa che negli ultimi anni da parte della amministrazione degli Stati Uniti vi era un interdetto a considerare Putin ancora rappresentativo di quell'epoca che fu, cioè dell'altro mezzo mondo, per lui l'incontro in Alaska è una grande promozione. Lo chiedeva da tempo e finalmente ha incontrato il presidente degli Stati Uniti a tu per tu. Un incontro alla pari appunto come potevano fare loro predecessori come Kennedy e Krusciov.
A Trump, dall’altro lato, che mostra di volere la posizione di maggior rilievo internazionale, ugualmente quella scena fa evocare l'epoca in cui mezzo mondo, quello occidentale, aveva come indiscusso leader il presidente degli Stati Uniti.
E’ l'incontro fra due imperatori, in declino. “Imperatori” declinati come volete, all'interno delle normative e della storicizzazione.
Ma la scena è i due capi del mondo che discutono….di tutto, di come spartirsi il mondo, di loro stessi.
È ridicolo pensare che potessero discutere sul tracciato dei confini in Ucraina, che so?, se la città di Donetsk o qualche più piccolo villaggio, dovesse passare di qua o di là.
Gente che Immagina di poter riedificare un mondo che fu, non si perde in cui quisquiglie di questa natura.
Quei due hanno provato a rieditare, a fingere, una situazione che però non c'è più.
Per questo la loro è una farsa patetica. L’incontro di reduci di una epoca finita che però loro sperano in quel modo di fare risorgere.
Quei due hanno recitato come se fossero i capi dei reciproci mezzi-mondi.
Putin ha bisogno di Trump per potersi di nuovo presentare come il punto di riferimento alternativo all'occidente.
Un incontro come questo che prova a far ripartire il mondo che fu non può dedicarsi alle quisquiglie tipo la tregua in Ucraina. Chi si aspettava discutessero di quello e che oggi si lamenta perché non ne è uscita neanche una tregua, oltre a essere illuso, continua ad alimentare lo stesso sogno che loro due hanno messo in mostra. Chi si aspetta decidessero la tregua in Ucraina è di fatto un supporter del vecchio mondo diviso in due; piange perché è caduto il muro di Berlino.
Si chiaro, la pace è un bene supremo cui tendere senza sosta. Ma non è quella la strada per ottenerla. A meno che non si speri di tornare all’epoca della Cortina di Ferro.
Trump è il primo presidente degli Stati Uniti che concretamente dice che gli Stati Uniti non hanno più i mezzi, non hanno più la forza per poter governare il mondo, per continuare a fare come facevano prima.
Certo i modi che usa sono brutali; senza pudori, minacciosi, ricattatori, da capo-banda. La prepotenza mostrata non cambia però i fondamentali degli US.
Per questo la farsa in Alaska è anacronistica. Trump lo sa. Trump non ha le risorse che avevano i suoi predecessori, non ha l’autorità, non ha le finanze e neppure più l’assoluta supremazia militare.
Quindi perché si è prestato al gioco di interpretare un ruolo che non ha più le condizioni per averlo?
C'è un motivo concreto e importantissimo: trovare un'alleanza diretta con la Russia in modo da cercare di arginare la Cina.
E forse c'è un motivo più psicologico e che ha a che fare con la sua grandiosità. Lui non si sente di sicuro da meno dei suoi predecessori.
Quindi ha due buoni motivi per innalzare Putin, farselo amico e sognare assieme la grandeur mondiale.
Noi qui in Occidente abbiamo discusso molto nelle giornate precedenti dell'incontro perchè ci doveva andare Zelensky a parlare della Ucraina, delegando o non delegando a Trump la funzione di rappresentare tutto l'occidente, oppure di fargli scimmiottare una terzietà che gli consente di fare da paciere tra i russi e gli ucraini. A parte la bizzarria di uno che si sente il vertice supremo del campo occidentale ma che fa da terzo con chi l’occidente ha combattuto, evidentemente si sente equidistante da Russia e Ucraina, abbiamo parlato delle nostre miserie.
Ma torniamo al contenuto concreto dell'incontro tra i due: il tentativo di ricostruire un'alleanza planetaria
È ovvio che Trump chiede a Putin di aiutarlo ad arginare la Cina e Putin chiede a Trump di mettere in difficoltà l'Europa; perché non è questa Europa quella con i paesi dell'est inglobati che può andare bene alla Russia.
A proposito, visto la maglietta di Lavrov?,noi siamo quelli del vecchio URSS, diceva.
Ovvio che baltici, polacchi, rumeni e quant’altri abbiano timore dei disegni di Putin. Dovrebbero avere anche il timore che Trump per i suoi interessi planetari acconsenta.
C'è stato perciò un grande darsi da fare per vedere se andare, dove andare, come riuscire a esserci.
Nel nostro mondo dei media è mancato lo scenario che ha circondato Putin prima di andare all'incontro. Cosa gli hanno detto i cinesi non lo sappiamo, ma certamente non sono rimasti alla finestra.
Da quando i due, il capo dell’URSS e quello degli US, si incontravano e decidevano le sorti del mondo, decenni fa, molto è cambiato. Sono sorte un sacco di potenze regionali, si stanno attivando energie nuove in tante parti del pianeta, è emersa in un modo ancora non sufficientemente definita la forza della Cina; un mondo in tumultuosa metamorfosi. L’età media in Centro-Africa è tra 19 e 20 anni con un tasso di natalità esplosivo. In Italia c’è un verticale tracollo delle nascite. Mondi scissi, anche generazionalmente.
Tutto questo è andato di pari passo con la difficoltà degli Stati Uniti a far fronte al loro interesse globale: difficoltà finanziarie per il deficit gigantesco e la correlata enorme quantità di finanziamenti detenuti da altri Stati; il bisogno di riconvertire la macchina produttiva rilanciando la manifattura utilizzando le varie forme di richiamo ai produttori, tasse ridotte, dazi conditi con le minacce e le pressioni per ottenere il finanziamento del loro deficit altrimenti difficilmente gestibile.
Se fossimo attrezzati al mondo che avanza, vedremmo negli Stati Uniti un antagonista che vuole disgregare l'Europa, per le ragioni precedenti. Ovviamente mantenendo il legame con alcune aree europee.
Perciò noi, dovremmo dare vita a una Unione Europea che faccia finire i nazionalismi.
Uso il verbo finire perché tutte le volte che si sottolineano le radici nazionali, per quanto possa essere motivato sotto il profilo culturale, affettivo, storico, si indebolisce l’esigenza di una impalcatura forte europea.
Per finire, dopo avere irriso alla farsa, c'è davvero da avere una grande paura.
Se i due che hanno fatto la farsa sono consapevoli di fare una farsa che si accontenta dell'impressione che può suscitare attraverso i media la loro esibizione (della loro farsa) con tanto di strette di mano, tappeti rossi e tutte queste sciocchezze mediatiche buone solo per l’ansia dei piccoli, beh!, potremmo dire che fanno la voce cattiva ma sanno di avere dentro dei tarli senza fine: delirio di potenza sulla fragilità.
Se invece costoro si prendono sul serio e credono veramente di essere qualche cosa che travalica le condizioni del presente e sognano illusi deliranti, beh! allora ci sarebbe molto da temere perché, nonostante le loro debolezze reciproche, rimangono ugualmente straordinariamente potenti e detentori di una forza di distruzione gigantesca. Quindi la vera paura è l'esaltazione psichica dei due. Putin ha dato prova di saper tenere i nervi freddi. Speriamo che sappia fare altrettanto anche Trump.
Gente così va irrisa nel fondo dei nostri cuori, sono patetici, ma temuta. Pertanto si deve blandirli per…tenerli buoni. Perciò la, da tanti, deprecata postura della Von der Leyen è la modalità giusta che si deve avere con gente come quella. A me lei sembra furba e abile come lo era Andreotti. Ci vuole molta prudenza e pazienza a operare con degli esaltati e lei ha fatto vedere di averne. Non che esteticamente e emotivamente mi piaccia questo suo flettersi, genuflettersi, ma intellettivamente la apprezzo. Si fa così anche in clinica quando si deve fronteggiare un paziente esaltato. Brava Ursula.
Umberto Nizzoli