Rovelli Carlo, Sull'uguaglianza di tutte le cose. Lezioni americane, Adelphi, 2025.

Cerca di identificarsi in quel Calvino delle lezioni americane. Che Rovelli ha tenuto a fine 2024 al dipartimento di filosofia di Princeton.

Si prova una certa delusione per la banalizzazione dei concetti e anche per la loro ripetitività, e forse anche per

la sussunzione da altri testi, in particolare da Malvaldi in La direzione del pensiero.

Anche il voler ripetutamente sottolineare le elezioni americane sembra una ripresa, competitiva, del pensiero di Calvino con il richiamo alla cultura di Ovidio.

Provo una certa delusione, per la supponenza rispetto a precedenti lavori di Rovelli importanti come non certo è questo testo. In cui dice e ridice che non esiste un riferimento assoluto che ci permetta di dire cosa sia fermo e cosa si muove se non relativamente a qualcos'altro.

Ora, nonostante la gigionesca alterigia con cui Rovelli presenta questa legge come parametro assoluto, non sfugge che questa concezione ha origini un po' più datate; viene da Heisenberg col principio di indeterminazione acquisito quasi cento anni fa, era il 1927 quando Heisemberg lo presentò.

Rovelli insiste continuamente sul cambiamento delle forme ma sulla continuità dell'essere

Da lì il titolo sulla uguaglianza di tutte le cose; dove ovviamente se parliamo dei microrganismi potremmo oggi dire, perché no? mentre se invece parliamo delle forme che la negentropia consente di far assurgere a vita, dovremmo chiederci, ma perché sì?

Il tema di fondo è la variabilità di tutte le cose. Ma perché mai dovremmo avere una affermazione assolutistica? Non esiste un riferimento assoluto che ci permette di dire cosa è fermo e cosa si muove. Non esiste nulla al di fuori della relatività generale.

Rovelli presenta queste come una rivoluzione dell'attualità, ne fa oggetto ripetuto delle “lezioni” ai filosofi di Princeton. Il senso è che i modelli di pensiero che per secoli hanno convinto gli esseri umani che la descrizione potrebbe avere capacità di individuare proprietà proprie di identità descritta sono superati e non più proponibili.

In realtà dalla meccanica quantistica e dalla teoria della relatività generale si è scoperto che tali proprietà non esistono indipendentemente dalle relazioni con altro.

Ogni oggetto che interagisca con un altro non ha sempre funzioni proprie predefinite, ma i concetti della moderna quantistica sono incompatibili con questa visione. Bisogna smettere di pensare che le variabili identificatorie di qualsiasi oggetto abbiano valori definiti al di fuori delle interazioni. Per un oggetto avere una proprietà non significa nient'altro che influenzare un altro oggetto in un certo modo. Perché la meccanica quantistica è la scoperta che i valori delle variabili di ogni sistema sono solo relative a un altro sistema e sono realizzate solo in interazioni con questo altro sistema.