La spiritualità nella cura: la neurofisiologia della speranza e il potere delle parole
A cura di Umberto Nizzoli
Le neuroscienze moderne superano il dualismo cartesiano: le parole e la fede non sono astrazioni, ma potenti stimoli biologici capaci di attivare nel cervello gli stessi circuiti dei farmaci.
Il progressivo e incessante sviluppo delle conoscenze in ambito neuroscientifico ha finalmente aiutato a superare la secolare distinzione fra mente e corpo, tipica della cultura occidentale da Cartesio in poi. Attraverso le più attendibili ricerche di neuroimaging, oggi possiamo rilevare come la correlazione fra biochimica e psichismo sia talmente intrecciata da formare un'unità indistricabile nella globalità umana.
Sulle nostre basi genetiche si sviluppano i processi neurobiologici attivati dai fattori ambientali, educativi e sociali. Le relazioni con cui la persona
si incontra crescendo danno vita a una costruzione della mente che è incarnata nel cervello e modellata dai contesti. In questo scenario, la ricerca scientifica ha dimostrato che le parole e le emozioni attivano i medesimi processi mentali dei farmaci.
Sommario
- L'effetto placebo e nocebo: l'impatto clinico della relazione
- La speranza è un farmaco: le tesi di Fabrizio Benedetti
- L'ansia anticipatoria e il peso delle parole negative
- La dimensione metastorica: la spiritualità come ingrediente terapeutico
- Conclusioni: la responsabilità etica dei sanitari e degli educatori
1. L'effetto placebo e nocebo: l'impatto clinico della relazione
Da tempo la clinica riconosce che ogni azione sanitaria produce un effetto aggiuntivo. Lungi dall'essere quell'acqua fresca a cui una vulgata popolare lo riconduce – come se suggestionasse solo i "deboli di animo" –, il placebo è un effetto collaterale reale, intrinseco alla ricezione di ogni prestazione. Non esiste intervento medico o sociale a effetto zero.
Questo comporta una grande responsabilità per il professionista, il quale deve eseguire procedure appropriate ma anche farlo con una modalità relazionale capace di suscitare fiducia nel paziente, massimizzando l'efficacia terapeutica.
Di converso, esiste l'effetto nocebo. Questo si verifica quando il clinico, nelle sue manovre o nei suoi colloqui, anziché indurre speranza evoca depressione e timore. Le parole sono potenti stimoli che colpiscono precisi bersagli nel cervello. Non sono le parole ad attivare i processi delle medicine; al contrario, sono le medicine a utilizzare gli stessi circuiti mentali già presenti nell'uomo e attivabili dalla relazione interpersonale.
2. La speranza è un farmaco: le tesi di Fabrizio Benedetti
Nelle mie lezioni cito costantemente il lavoro di Fabrizio Benedetti, professore di neurofisiologia all'Università di Torino e scienziato di fama mondiale. Benedetti è stato tra i primi a dimostrare rigorosamente l'esistenza e l'efficacia biologica del placebo.
Con il suo recente volume divulgativo, "La speranza è un farmaco" (Mondadori), queste evidenze sono finalmente uscite dai laboratori per raggiungere il grande pubblico. Attraverso numerosi casi clinici, il testo spiega scientificamente perché davanti al dolore, alla crisi dell'umore o alla perdita di attenzione, le parole giuste attivino processi curativi equivalenti a quelli molecolari. Le parole non possono sostituire un intervento chirurgico o un antibiotico, ma nelle patologie della sfera psichica e nel dolore cronico hanno un potere terapeutico straordinario. Le parole e i pensieri giusti, quando guardo un quadro che mi ispira o una immagine che mi avvolge e mi protegge, sto meglio.arte come istanza scientifica; nel corpo, nella diagnosi e nella cura
3. L'ansia anticipatoria e il peso delle parole negative
Come fanno le parole negative pronunciate da un sanitario a danneggiare un paziente? La risposta risiede nei meccanismi biologici dell'ansia anticipatoria.
Quando comunichiamo un'aspettativa negativa o spaventosa, mettiamo l'individuo in uno stato di allerta biochimica. Questo meccanismo altera la percezione del dolore e dello stress, compromettendo o rallentando i processi di guarigione.
💡 La connessione con lo stile di vita moderno: Questa accelerazione dell'ansia e dell'allerta biologica è drammaticamente amplificata dalla società dell'informazione continua. Come ho descritto analizzando il pensiero di [Byung-Chul Han e lo smartphone], il flusso costante di stimoli digitali spezza la nostra capacità di introspezione e ci mantiene in uno stato di vigile e stressante "allerta", rendendoci biologicamente più fragili.
4. La dimensione metastorica: la spiritualità come ingrediente terapeutico
Il contributo più innovativo delle recenti ricerche neuroscientifiche è l'aver affrontato in modo diretto l'importanza della spiritualità nella terapia.
È scientificamente evidente che possedere motivazioni profonde che spingono a incontrare l'assoluto – ad andare oltre la contingenza storica e sociale per elevare lo sguardo verso l'infinito – rappresenta un ingrediente terapeutico che migliora l'esito delle cure. Quando la religione non è vissuta come una mera consuetudine sociale, ma come un vero credo individuale, agisce come un potente fattore di benessere.
Nel trattamento dei disturbi mentali o della condotta, sintonizzare il proprio comportamento e la propria responsabilità su una prospettiva metastorica (che travalica le circostanze spazio-temporali o ambientali) genera nell'individuo:
- Una maggiore quiete e rasserenamento interiore.
- Un profondo sentimento di benessere e sicurezza, difficilmente raggiungibile in altro modo.
Spiritualità e terapia biologica collaborano attivamente al recupero della persona.
5. Conclusioni: la responsabilità etica dei sanitari e degli educatori
Il fatto che le parole non siano mai a effetto zero implica una responsabilità etica ed educativa enorme per tutti i medici, gli psicologi, ma anche per gli insegnanti e gli educatori. Le nostre espressioni possono incrementare la guarigione o comprometterla.
🔗 La multidisciplinarietà del welfare: Questa visione unitaria e non frammentata dell'essere umano richiede servizi territoriali capaci di integrare la salute fisica, la mente e lo sfondo relazionale del paziente. È il principio cardine che sostengo nel modello della [Salute Sociale nei servizi sanitari].Determinanti sociali di salute. Non c'è servizio sanitario serio che non cerchi di fronteggiarle
Riconoscere il valore biologico della speranza e l'impatto terapeutico della spiritualità non significa abbandonare la medicina scientifica, ma arricchirla di una dimensione antropologica indispensabile per la cura della persona.
Pensi che la medicina moderna dedichi il giusto spazio alla dimensione spirituale e relazionale della cura? Lasciami il tuo commento per condividere la tua esperienza.
Citazione: puoi estrarre gli articoli liberamente citando www.umbertonizzoli.it
Umberto Nizzoli è Psicologo clinico e specialista in Psicoterapia. Già direttore Dipartimento aziendale salute mentale e dipendenze patologiche, Azienda Sanitaria di Reggio Emilia. Ha insegnato nelle università di Modena (Psichiatria e Neuropsichiatria Infantile), Padova (Psicologia), Bologna, (Scienze dell'Educazione). Ha diretto i Master sui Dca Regione Emilia-Romagna e Unitelma Sapienza. E' stato presidente europeo di ERIT, Federazione europea operatori tossicodipendenze, e di AED, Academy for Eating Disorders, e presidente Sisdca, società italiana per lo studio dei Dca.
Attualmente insegna Psicobiologia del comportamento umano alla Università Salesiana-IPU. E' presidente Aepea-sezione Italia (società di Psicopatologia dell’infanzia e dell’adolescenza).
E' iscritto all'Ordine degli Psicologi dell'Emilia-Romagna, N. 0560
