Bulgakov, Michail, Diavoliade, Macchioli 1885 ed. 2025 introduzione di Paolo Nori

Il racconto breve folgorante a tratti esilarante, racconto surreale del quotidiano di un funzionario di medio livello perso nei meandri della burocrazia, con le sue procedure incomprensibili, i suoi atteggiamenti persecutori da cui dipende la stabilità sociale e emotiva della persona che però non sa più neanche bene cosa chiedere né credere perché ha perso radicalmente la propria identità, e quindi si trova in balìa del caos.

Alcuni passaggi sono di un umorismo esilarante per le rotture di senso. Come squarci nella tragedia del perdersi come ruolo, come coscienza e come

persona. Anche l'introduzione è di pari livello, perché è folgorante, puntuta. Anch'essa capace di mettere in ridicolo la vita all'interno delle burocrazie sociali.

Una società impazzita, incomprensibile come avviene immediatamente dopo la rivoluzione di ottobre, ma come potrebbe essere ovunque saltassero i “soliti” consolidati confini giuridici, normativi, comportamentali.

Alcuni passaggi esilaranti per l'assurdo, coi pensieri che si accavallano nella mente di questo povero burocrate, perduto che si sente vacillare e che cerca di ritrovare il senso, l’identità, la coscienza e parla con se stesso, dicendo frasi surreali del tipo: “il 20 era un lunedì. Significa che martedì è 21. No. Cosa sto dicendo? 21 è l'anno. Devo vedere il numero 0,15 spazio per la firma, Vaffolomei Korotkov, che poi sono io. Martedì, mercoledì, giovedì, venerdì, sabato, domenica, lunedì. E martedì inizia con la m, mercoledì inizia con l'm, e la domenica ladom…..con la L come il lunedì”.

Così come quest’altra relativa al certificato di lascia passare:

“il portatore dei seguenti è davvero il portatore, e non un farabutto qualsiasi”.

Nel disorientamento più totale dice addolorato, Korotkov: “Per carità cosa dite, sentendo che anche qui stava per accadere qualcosa di strano; come ovunque”.

Un'opera di magia la definisce il curatore. E è vero.

(citazione: www.umbertonizzoli.it

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