Sarebbe bello lasciare i problemi fuori dalla porta: la geopolitica delle dipendenze e il caso Africa
A cura di Umberto Nizzoli
Ripassando le “cose” fatte con Casa Famiglia Rosetta e direttamente col suo carismatico presidente fondatore padre Vincenzo Sorce, ritrovo delle note ancora attuali che mi sono state ispirate dalla nostra partecipazione al convegno ISSUP, International Society on Substance Use Prevention, tenutosi a Nairobi alla fine del 2018 in cui tra l’altro definimmo la nascita della sezione ISSUP in Italia. Parlammo sia delle esperienze di Casa Famiglia Rosetta, sia dell’apporto della spiritualità nei percorsi di cura. Fu lì che avemmo avvisaglie di un mondo delle droghe in rapida trasformazione che aveva in Africa una specie di campo di sperimentazione. L’ingresso del Fentanil nelle cronache recenti ne è una evidenza. L'abuso di sostanze e l'epidemia di oppioidi sintetici nei paesi in via di sviluppo non sono emergenze cliniche isolate, ma una minaccia globale che ridefinisce i confini della salute pubblica internazionale.
Sarebbe bello, a volte, poter lasciare i problemi fuori dalla nostra porta. Spesso sono talmente complicati ed enormi che non sappiamo proprio come fare ad affrontarli e finiscono per sconvolgere i nostri parametri tradizionali.
Prendiamo l'Africa. Un continente povero ma in enorme crescita demografica: oggi la sua popolazione è simile a quella dell'India, ma si prevede che tra soli 30 anni triplicherà, raggiungendo i 4 miliardi di persone e diventando l'area più popolosa del pianeta. Se pensiamo che già oggi i flussi migratori e i disequilibri geopolitici condizionano le nostre città, immaginiamo cosa potrà accadere nel prossimo futuro.
Sommario
- L'Africa come terra di transito e il "fiume di droga"
- L'epidemia silenziosa del Tramadolo e la marginalità strutturale
- La distribuzione diseguale delle patologie mentali
- La via della cooperazione internazionale: il congresso ONU di Nairobi
- Conclusioni: la vision della Società Mondiale dei Professionisti delle Dipendenze
1. L'Africa come terra di transito e il "fiume di droga"
Rispetto al problema delle tossicodipendenze, un tempo il continente africano era un territorio monitorato soprattutto per le malattie infettive correlate ai consumi. Oggi, con l'avanzare della globalizzazione, l'Africa è diventata una terra di transito strategica per le grandi rotte internazionali che riforniscono l'Occidente partendo dall'Oriente e dal Sud America.
Essere attraversati da un vero e proprio "fiume di droga" comporta conseguenze devastanti sul territorio:
- Scontri armati e instabilità geopolitica.
- Guerre interne e corruzione istituzionale.
- Migrazione
- Prostituzione e sfruttamento della popolazione vulnerabile.
Il risultato clinico è drammatico: il tasso di prevalenza delle tossicodipendenze in Africa oggi ha superato quello del mondo occidentale.
2. L'epidemia silenziosa del Tramadolo e la marginalità strutturale
Non assistiamo solo all'abuso delle sostanze tradizionali, ma a uno smercio illegale e pervasivo di psicofarmaci a basso costo. L'Africa è colpita da una vera e propria epidemia di Tramadolo, un antidolorifico oppioide sintetico che agisce sulla popolazione come un anestetico sociale. Oggi in US l’abuso di antidolorifici nell popolazione anziana è causa di un numero di overdose in altro modo insuperato.
Mentre tra i giovani occidentali l'uso di sostanze è spesso occasionale – seppure intenso, pericoloso e legato a contesti di trasgressione e divertimento –, in Africa la droga diventa un fattore che rinforza la marginalità strutturale. La popolazione giovanile cresce in modo vertiginoso, ma si ritrova spesso privata di solide basi familiari, abbandonata nelle strade e priva di prospettive economiche.
3. La distribuzione diseguale delle patologie mentali
Anche la malattia e le sue conseguenze si distribuiscono nel mondo in modo profondamente diseguale. La popolazione più povera e marginale tende a consumare sostanze in modo compulsivo, prediligendo droghe di bassa qualità e a forte intensità neurotossica. Questo accelera l'insorgenza di:
- Disturbi mentali e del comportamento maggiori.
- Patologie correlate più severe (infezioni, danni organici).
- Una spirale di isolamento in cui gruppi svantaggiati tendono a formare nicchie chiuse, aggravando progressivamente la propria condizione di generazione in generazione.
In Occidente abbiamo conosciuto piccoli quadri di questa marginalità sociale ed epidemiologica negli anni in cui esplose la crisi legata al consumo di eroina. Ma su una scala di 4 miliardi di persone, le proiezioni epidemiologiche ci avvertono che il fenomeno rischia di diventare esplosivo.
🔗 Il legame clinico: Questa spirale interminabile dimostra che le condizioni macro-economiche non sono semplici sfondi neutrali. Esse modificano la biologia e i comportamenti. È il concetto cardine che ho descritto nel mio articolo principale sui Determinanti Sociali di Salute (SDoH).determinanti sociali di salute e interessi commerciali
4. La via della cooperazione internazionale: il congresso ONU di Nairobi
Consapevoli di questa urgenza planetaria, l'ONU e l'Unione degli Stati Africani hanno promosso a Nairobi – con il sostegno del Dipartimento di Stato americano – il congresso mondiale sul consumo di sostanze stupefacenti, analizzando gli aspetti sociali, tecnici e metodologici dell'emergenza.
Ciò che accade in Africa riguarda direttamente tutti noi. È indispensabile uscire da una visione clinica asfittica che relega la tossicodipendenza al solo trattamento medico o psicologico individuale del paziente e della sua famiglia.
5. Conclusioni: la vision della Società Mondiale dei Professionisti delle Dipendenze
Per fronteggiare i rischi della modernità dobbiamo intervenire sull'intera società. Serve costruire una grande alleanza che unisca:
- Gli operatori sanitari e clinici.
- Il mondo dell'educazione e della scuola.
- Il mondo del sociale, del terzo settore e della cultura.
La politica deve sostenere questa rete attraverso una grande opera di educazione alla salute e di diffusione di competenze territoriali. La nostra vision debba essere globale: portare i contenuti della sanità nel sociale è un'esigenza ormai imprescindibile per la sostenibilità del nostro futuro.
🔗 Per approfondire: La necessità di creare ponti tra clinica, scuola e parrocchie per superare l'isolamento dei medici è identica anche nei nostri territori. Leggi la proposta operativa nel saggio sulla Salute Sociale e il ruolo dei team multidisciplinari.Oltre la mente e il corpo: perché dobbiamo introdurre la "Salute Sociale" nei servizi di cura
Quali strategie globali ritieni più efficaci per contrastare le nuove epidemie di oppioidi sintetici? Manda un commento
Citazione: puoi estrarre gli articoli liberamente citando www.umbertonizzoli.it
Umberto Nizzoli è Psicologo clinico e specialista in Psicoterapia. Già direttore Dipartimento aziendale salute mentale e dipendenze patologiche, Azienda Sanitaria di Reggio Emilia. Ha insegnato nelle università di Modena (Psichiatria e Neuropsichiatria Infantile), Padova (Psicologia), Bologna, (Scienze dell'Educazione). Ha diretto i Master sui Dca Regione Emilia-Romagna e Unitelma Sapienza. E' stato presidente europeo di ERIT, Federazione europea operatori tossicodipendenze, e di AED, Academy for Eating Disorders, e presidente Sisdca, società italiana per lo studio dei Dca.
Attualmente insegna Psicobiologia del comportamento umano alla Università Salesiana-IPU. E' presidente Aepea-sezione Italia (società di Psicopatologia dell’infanzia e dell’adolescenza).
E' iscritto all'Ordine degli Psicologi dell'Emilia-Romagna, N. 0560
